Arcipelago delle Tuamotu

by Teresa Torsello


Le Tuamotu sono situate a ovest rispetto alle Isole della Società e comprendono 76 tra isole e atolli, sparpagliati su una superficie vasta circa 1500 chilometri quadrati.
Esiste una leggenda relativa alla loro nascita; si dice che il Dio Tukerai, semplicemente per divertirsi, abbia creato una tempesta molto violenta. Le acque di profondità si agitarono al punto che si crearono delle fratture sul fondo dell’oceano e da questo nacquero le isole e gli atolli delle Tuamotu.
Magellano, durante la sua navigazione, passè molto vicino alle isole senza accorgersene. Esse furono in seguito scoperta dal portoghese Queiros, mentre il navigatore Bougainville le chiamè l’Arcipelago Pericoloso.


Solo recentemente le Tuamotu sono diventate meta turistica, perchè sono piuttosto scomode da raggiungere e anche piuttosto costose.
Esse vantano l’arcipelago più grande di tutta la Polinesia, che tra l’altro è il secondo più grande al mondo. Ci riferiamo a Rangiroa, che tradotto dal polinesiano significa “Cielo Immenso”. E’ un anello corallino che non supera mai i 300 metri di larghezza ma si allunga per un perimetro di oltre 200 km e la laguna interna è così ampia che da una sponda non è possibile scorgere la riva opposta.
Rangiroa è uno dei pochi arcipelaghi che offre delle strutture ricettive per il turismo. L’altra è Tikehau, dove esiste un solo resort, e moltissime piccole guesthouses. Nel caso sceglieste di soggiornare in una di queste, dovrete avere un certo spirito di adattamento.
Ma sicuramente ne vale la pena; lo spettacolo offerto dal mare dalle spiagge vi ricompenserà abbondantemente!


Gli abitanti vivono di pesca, della produzione della copra (polpa di cocco essiccata) e della coltivazione delle perle. Abitano in piccoli villaggi di casette dai muri imbiancati a calce, arredate semplicemente ma molto curate e ricche di allegre decorazioni, cuscini, collane e oggetti di artigianato locale fatti con le conchiglie.
Essi sono estremamente cordiali e ospitali; vi saluteranno sorridendo con il loro “maeva” (benvenuti) all’arrivo e saranno sempre gentili e disponibili.
Ricordate che offrire loro una mancia è considerato offensivo, quindi limitatevi a ringraziare (maururu: grazie!) e a sorridere a vostra volta!


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